Personaggi e curiosità

 Giovanni Antonio Volpi

Introduzione al ristretto dell'opera postuma

di Monsignor Lancisi De Corde & Aneurismatibus

curata da Giovanni Antonio Volpi

Chi è Giovanni Antonio Volpi

Nasce a Cagnano di Acquasanta Terme sul finire del 1600, battezzato il 4 maggio 1688 nella chiesa di S. Giovanni di Acquasanta Terme è figlio di Pasquale Volpi da Arola, abitante a Cagnano e Maria (de) Massettis di Cagnano. Apprende le “umane lettere” dallo zio materno D. Filippo Castelli. Studiò poi in Ascoli Piceno presso l’Istituto Medico con il Dottor Marconi, uno dei primi medici di detta città.Trasferitosi a Roma, entrò come giovane medico assistente, nell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia sotto la direzione di Monsignor Lancisi, il quale lo considerò oltre che un valente medico anche un suo affezionatissimo amico (citato nel testamento di Monsignor Lancisi) e a lui conferì persino il giudizio su alcune sue opere inedite. Successivamente fu chiamato medico del Rione di Borgo; da li continuò nei suoi progressi mediante i quali giunse ad essere considerato uno dei primi Professori di quella Dominante.

Fu al servizio, in qualità di medico, del Cardinale Annibale Albani camerlengo.  Nel 1720, a seguito di concorso, ottenne l’incarico di medico di Collegio dell’Ospedale Santo Spirito, fu scelto a fare l’ostensione de’ Semplici nell’Orto dell’Università e quindi divenne Lettore di Botanica, prima, e di Medicina Teorica, poi, nell’Archiginnasio della Sapienza. Prima di raggiungere queste onorate cariche il Volpi aveva servito in qualità di medico molte famiglie religiose di Regolari, l’Ospedale di San Gallicano e quello di San Giacomo degli Spagnoli.  Muore in avanzata età. Fa menzione di questo dotto Medico il Chiar.mo P. Caraffa nel “De Gymnasio Romano”; Giovanni Panelli autore di “Memorie degli uomini illustri e chiari in medicina.del Piceno…”.  Da molte notizie sulla vita e attività del Volpi e anche Gabriele Rosa nel suo “Disegno della Storia di Ascoli Piceno” menziona il Volpi definendolo “valente medico e professore di botanica.

Documenti collegati tratti da "Vita di Monsignor Lancisi" - G. M. Crescimbeni (cliccare sul nome per aprire il documento)

Ristretto dell'opera De Corde & Aneurismatibus - Testamento Monsignor Lancisi

 

 

Diego Bellini

Il cognome Bellini designa una antichissima e nobile famiglia di Cagnano i cui membri compaiono sulle carte d’archivio con qualifiche di ricchi possidenti, amministratori comunali, ecclesiastici, medici. (tratto da Acquasanta IV – Virginio Cognoli)

Diego Bellini, figlio di Giovanni Bellini fu Biagio e Rosalia Massoni, nasce nel 1817 e muore nel 1879 a 62 anni, appartenente a questa importante famiglia si laureò in medicina in Bologna nel 1844. Divenuto medico condotto di Acquasanta Terme e nel 1855 affrontò il diffondersi del colera nel territorio comunale. Giovane solerte e capace, egli propose all’Amministrazione comunale di usare la Grotta del curato, accanto alla chiesa, per cimitero, dopo essersi accertato che il suolo fosse sufficientemente profondo. In quel tremendo periodo per quella spaventosa epidemia, l’opera del Bellini fu proprio provvidenziale ed efficace. In seguito fu anche medico condotto di Monterubbiano.

(tratto da Acquasanta Terme ad Aquas – Angela Latini – Antonio Rodilossi)

 

Filippo Bellini

Tra i componenti della famiglia Bellini, che annovera la presenza di medici, amministratori comunali, avvocati, direttori delle terme ed ecclesiastici una nota particolare va rivolta a Filippo Bellini, personaggio misterioso che accende la curiosità dei più. Ricordato nella memoria popolare dei più vecchi come “lu strologhe” (l’astrologo) figlio di Giovanni Bellini fu Biagio, e fratello minore di Diego Bellini, nasce nel 1837 e muore il primo giugno 1903 a 66 anni, era un grande studioso, (in casa esisteva una biblioteca ricca di testi molto antichi purtroppo andati perduti alla morte della figlia Rosa ultima della dinastia Bellini). Di lui si  dice che: “un giorno uscendo dal suo palazzo, s’imbatté in un gruppo di cagnanesi, e conversando con loro fece queste predizioni:

-Ricordatevi che questa penuria di acqua  a Cagnano, un giorno finirà, perché la sorgente dell’acqua delle Tinnole  (S. Paolo) disseterà Cagnano e i paesi vicini

-L’acqua del fiume Tronto  passerà su Venamartello

-Saranno inventate le carrozze senza il traino dei cavalli

-Le case di Acquasanta e Cagnano si uniranno, ma una parte del capoluogo si sprofonderà

-La nostra stirpe, quella dei Bellini, scomparirà, e il palazzo non sarà più abitato dai nostri discendenti o parenti

-Prevedo un periodo di carestie qui attorno…”

(tratto da Villa Cagnano - Stefano Oliva pag. 49)

Mazzitti Giuseppe (Pippetto)

Nacque a Cagnano nel 1933, l'arte del saper fare e della buona cucina l'aveva nel sangue. Già da bambino, dopo la scuola, partiva con una cesta di vimini e si recava nei paesi vicini a raccogliere le uova per portarle alle Terme ed ai ristoratori di Acquasanta. Qui si intratteneva con gli chef ed apprendeva le prime nozioni di cucina.

Dopo alcune esperienze di ristorazione fatte a Roma ed in Acquasanta, apre nella vicina città di Ascoli Piceno il ristorante "Gallo d'Oro" attirando a se una sempre più raffinata clientela, ospitando i personaggi più illustri della cultura e dello spettacolo sia italiani che stranieri. Per la sua gentilezza e la sua simpatia, chiunque entrava nel suo ristorante ne usciva sempre soddisfatto e con il sorriso stampato sul volto. Mago delle olive all'ascolana ha contribuito  notevolmente a far conoscere ed esportare questo prodotto tipico in tutta Italia e nel resto del mondo. Pippetto, come solevano chiamarlo gli amici, ci ha lasciato nel 1998.


Curiosità

Il trigramma di San Berardino

Si deve a San Bernardino la realizzazione del trigramma che con profondo intuito psicologico, la riassumeva nella devozione al nome di Gesù. Divenne un emblema celebre e diffuso in ogni luogo, qualche volta il trigramma figurava sugli stendardi che precedevano Bernardino quando arrivava in una nuova città per predicare e sulle tavolette di legno che il santo francescano poggiava sull’altare dove celebrava la Messa. Il trigramma fu disegnato da Bernardino stesso, per questo è considerato patrono dei pubblicitari; il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sopra vi sono le lettere IHS che sono le prime tre del nome Gesù in greco (ma si sono date anche altre spiegazioni, come l’abbreviazione di “In Hoc Signo (vinces)”, il motto costantiniano, oppure di “Iesus Hominum Salvator”.

 

Stemma riportato sul portale dell'attuale abitazione della famiglia Bellini

 

Piccola Filodrammatica di Cagnano

La piccola Filodrammatica fu costituita da Stefano Oliva ed alcuni giovani di Cagnano nell'immediato dopoguerra. La sede era localizzata nel salone e sottosalone del palazzo Bellini e rimase attiva per quattro-cinque anni. Ne facevano parte Cesari Berardo, Gino Poli, Marchei Filomena, Franca Poli, Luca Palma, Quinto Ponzi ed altri ragazzi dell'epoca. Con la regia di Stefano Oliva, l'aiuto di Amalia Marchei e la collaborazione di Franco Del Grande, fu realizzata l'opera in quattro atti ed un quadro, "Ritorno alla vita", la farsa o comica "Non posso far sta vita". Le rappresentazioni venivano proposte oltre che a Cagnano anche nei paesini vicini.

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Cagnanando

 

Vi proponiamo una curiosa passeggiata per le vie del nostro piccolo borgo “incontrando” le famiglie che hanno caratterizzato la vita del paese nella seconda metà novecento. 

Il testo è rigorosamente in dialetto, i vari personaggi riportati in grassetto sono specificati nelle note.   (cliccare su Cagnanando per aprire il file in pdf e leggere il testo - Buona lettura)

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Tra leggenda e realtà - Storie di paese

La tradizione di una comunità in passato si tramandava da una generazione all’altra attraverso le storie raccontate dalle persone anziane, frequentemente dai nonni o zii,  ai bambini più piccoli. Il luogo era spesso davanti al focolare, in piazzetta nelle sere d’estate o mentre si percorrevano i sentieri che portavano ai piccoli poderi vicino a Cagnano. Si alimentano così storie che diventano leggende ma che trasmettono l’identità della nostra piccola comunità e rendono "parlanti" i piccoli muri a secco, le casette di rimessaggio degli attrezzi, i luoghi del nostro paesino. Santino Ponzi ha trascritto due storie che vi invitiamo a leggere: Lu Terrà e La fonte di Sant’Amico (cliccare sui titoli per aprire i files in formato word e leggere il testo - Buona lettura)

 

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Il presepe sotto la tenda

Nel novembre del 1972 ci fu un tremendo terremoto che scosse l'intero territorio ascolano. A Cagnano come in altri paesi di Acquasanta le abitazioni subirono qualche danno ma fortunatamente non si verificò nessun crollo. Furono dichiarate inagibili alcune abitazioni e per diversi giorni si dormì presso alcune casette in lamiera o nelle auto. Venne anche montata una tenda nei pressi dell'aia di 'Ntò de Zuocch (Antonio Valori) presso la quale trovarono riparo alcuni abitanti di Cagnano. Nel Natale del '72 non riuscendo a costruire il presepe, come da tradizione, all'interno della chiesa di San Giuseppe, si pensò di realizzarlo in una tenda nei pressi della piazzetta.

 

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